[Forum SIS] R: una riflessione da StatGroup-19

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Gio 10 Dic 2020 09:38:29 CET


Giovanna, colleghi,

 

  posso forse contribuire  a questa riflessione con una “vista” caratteristica dalla mia veste di socio non accademico, e non appartenente ad enti di studio riconducibili alle istituzioni pubbliche.

 

In circa vent’anni (dal 1989 al 2003) di attività con i più noti istituti di ricerca analisi sociale e di mercato, non ho mai conosciuto -o saputo indirettamente- di più di 4-5 persone operanti nel settore e in possesso di una laurea in Statistica (o titolo assimilabile, anche di altro percorso); da quanto potei al tempo accertare, almeno fra il ‘92 e il 2003 io ero l’unico socio SIS regolarmente attivo in un qualsiasi istituto Assirm italiano (capitava di incrociare, gradita eccezione, buon Giorgio Marbach, che era occasionalmente ingaggiato come consulente scientifico da un paio di istituti). Quando nel 2003 passai ad un incarico manageriale nella allora più grande impresa (per addetti) del paese, mi fu proposto di assumere l’incarico di referente per il Sistan (che fino a quel momento era stato tenuto da un bravissimo collega, laureato però in Economia).

 

Credo che sia doveroso riflettere, anche, sulla purtroppo quasi assente considerazione che pure qui, in ambito SIS, si ha dell’esercizio della statistica all’esterno dell’ambito accademico-istituzionale, solo raramente oggetto di attenzione (fra le rare eccezioni, voglio ricordare l’iniziativa promossa ormai otre 15 anni or sono da Daniela Cocchi, presidente, di dedicare una sezione della nostra rivista alle esperienze di professione esercitata nel mondo delle imprese). In qualche occasione, abbiamo visto emergere qualche interesse per la statistica esterna al mondo accademico-istituzionale nelle proposte per il rinnovo delle cariche sociali; ma le proposte che erano, anche, più attente a questi temi non sono poi state premiate dal voto di noi soci. 

 

Forse non molti l’hanno notato (io si, e purtroppo anche qualcuno di “noialtri” pochi soci non accademici), ma nel questionario che ci è stato inviato dalla SIS alla fine della precedente consiliatura, le opzioni per indicare di esercitare presso imprese o istituti privati NON ERANO NEANCHE PREVISTE! (sono state inserite, poi, nella seconda edizione di rilevazione; forse anche grazie alla “vibrante protesta” fatta dal sottoscritto).

 

Credo che per godere di un maggiore e più specifico riconoscimento professionale nel più generale contesto culturale, politico e imprenditoriale del paese, gioverebbe che gli statistici, e la nostra stessa società, si rendessero un po’ più attivi e visibili. E dovremmo anche trovare modi e metodi per dedicare a questi temi almeno una frazione dell’attenzione che invece, comprensibilmente, è concentrata su temi che sono più organici agli interessi della maggioranza dei soci, come i criteri di punteggio nelle graduatorie e le classificazioni delle riviste scientifiche.

 

Un caro saluto a tutti,

A.

 

 

 

Da: sis-bounces at stat.unipg.it <sis-bounces at stat.unipg.it> Per conto di giovanna jona lasinio
Inviato: martedì 8 dicembre 2020 18:27
A: sis <sis at stat.unipg.it>
Oggetto: [Forum SIS] una riflessione da StatGroup-19

 

Cari colleghi della SIS, in questo strano periodo ci siamo trovati a fare delle riflessioni profonde sulla natura e sulla percezione che c’è nell’opinione pubblica della nostra professione. È un momento in cui la necessità di professionalità (o la sua assenza) in ambito di trattamento del dato, dalla raccolta alla sintesi, dalla modellistica alla diffusione dei risultati) ha un impatto giornaliero sull'intera società civile. Questa necessità ci ha portato a chiederci due cose, una pratica e l'altra più filosofica. 

 

La domanda pratica è "come mai non ci sono quasi statistici nel CTS e non si è sentita la necessità di coinvolgere questa figura professionale per supportare a tutti i livelli decisionali le scelte basate sui dati?". In particolare, come mai gli statistici non sono presenti nelle competenze che gli sono più specifiche? A questa domanda non sappiamo rispondere, ma vorremmo una risposta da chi ha costruito i gruppi di lavoro.  A nostro avviso, in parte, ciò è dovuto alla mancanza di riconoscimento dell'identità e della specificità dello statistico da parte dei decisori politici e, purtroppo, anche da parte di altri scienziati. E probabilmente, almeno in parte, è anche la conseguenza di una storica attitudine all’autoreferenza della nostra comunità, che solo negli ultimi anni sta scomparendo. 

 

Questa situazione, di implicita chiusura, ci ha portato a porci la seconda domanda, più ampia e meno contingente della prima. 

 

Chi siamo noi statistici, qui, ora, in Italia? Cosa significa "fare lo statistico" oggi nel nostro Paese in questo momento? 

 

Esiste la comunità SIS in cui confluiscono moltissime anime, tutte afferenti a diverse declinazioni dello stesso paradigma culturale, anime che però sembrano disunite, non comunicanti, come se occuparsi di metodologia in contesto sanitario precluda un dialogo con chi si occupa di metodologia in ambito economico, o ambientale o altro. Queste anime, tutte figlie degli stessi genitori, non fanno comunità, non sempre riescono a sviluppare un movimento unico. Siamo stati perfino capaci di dire che scrivere una lettera aperta per rivendicare una giusta visibilità e riconoscimento delle capacità professionali, oltre a dati accessibili, è un “atto corporativo”! È talmente corporativo che la lettera è stata firmata anche da Giorgio Parisi presidente dell'Accademia dei Lincei, da biologi, da fisici e da giornalisti.

 

Ci sono momenti in cui si fa la storia di una comunità e in passato la comunità degli statistici ha mancato questi appuntamenti. Ricordiamo sempre come la comunità degli informatici abbia occupato un nostro spazio lasciato vuoto, semplicemente rinominandolo (data science, ndr), ad esempio. E allora nasce spontanea, da parte di chi ancora crede nel ruolo fondamentale della statistica nella scienza e nella società, la voglia di provare a suscitare una riflessione che ci spinga davvero a divenire comunità scientifica e professionale, per giocare un ruolo da protagonisti nella società di questo futuro già presente.

 

È il momento di agire, uniti, figli della stessa famiglia, per dire che ci siamo, che essere statistici è una caratteristica unica che ci accomuna, che non si improvvisa o acquisisce da un giorno all’altro. La Statistica non è per tutti, ma è di tutti.

 

Proprio per tutte queste considerazioni,  condividiamo totalmente l’iniziativa della lettera aperta che trovate qui (per firmarla): https://www.change.org/opendata_e_competenze

 e sul sito  della SIS <http://www.sis-statistica.it/ita/10008/Lettera%20aperta%20sui%20dati%20di%20base%20e%20le%20competenze> . Quindi vi invitiamo tutti a firmarla e a commentare. 

 

Un caro saluto

StatGroup-19



Fabio Divino, Alessio Farcomeni, Giovanna Jona Lasinio, Gianfrnco Lovison, Antonello Maruotti

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